23-24-25 Ottobre – VITA DA COACH
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Il coaching è uno dei termini più usati e meno compresi nel mondo della crescita personale. Non è terapia, non è consulenza, non è nemmeno semplice motivazione. È un metodo strutturato per aiutare una persona a colmare la distanza tra dove si trova oggi e dove vuole arrivare.

La differenza tra coaching, terapia e consulenza

La terapia lavora prevalentemente sul passato, per comprendere ed elaborare ferite, traumi o pattern disfunzionali. Il counseling si colloca in una zona intermedia: aiuta la persona ad affrontare un disagio, un momento di difficoltà o una decisione specifica, offrendo ascolto e strumenti relazionali, ma senza l’obiettivo di elaborare il passato in profondità come avviene in terapia. Il coaching, invece, lavora sul presente e sul futuro: parte da dove la persona è ora e la accompagna verso un obiettivo che lei stessa definisce, attivando risorse che spesso non sapeva di avere.

Non è il coach a dare le risposte. È il coach a fare le domande giuste, quelle capaci di generare consapevolezza e azione.

Come funziona concretamente un percorso di coaching

Un percorso di coaching efficace segue di norma alcuni passaggi:

  • Definizione dell’obiettivo:

    cosa vuole davvero ottenere la persona, in modo specifico e misurabile.

  • Analisi della situazione attuale:

    quali convinzioni, abitudini o comportamenti stanno tenendo la persona ferma.

  • Costruzione del piano d’azione:

    passi concreti, verificabili, con scadenze.

  • Accompagnamento e responsabilità:

    il coach sostiene, sfida, tiene la persona accountable rispetto agli impegni presi con se stessa.

Il coaching può essere individuale (1-to-1) o svolgersi in un contesto di gruppo, attraverso corsi ed esperienze formative intensive che uniscono teoria, pratica ed esercizi esperienziali dal vivo.

Il coaching in Italia: una disciplina relativamente giovane

In Italia il coaching come professione strutturata si è diffuso più tardi rispetto ai paesi anglosassoni. Tra le figure che ne hanno introdotto e diffuso la pratica nel nostro Paese c’è Livio Sgarbi, considerato uno dei pionieri del coaching in Italia, fondatore di EKIS, la prima coaching company italiana, attiva dal 2000. Questo radicamento storico ha contribuito a strutturare percorsi di formazione oggi riconosciuti e consolidati nel panorama nazionale.

Quando ha senso iniziare un percorso di coaching

Non serve essere in crisi per rivolgersi a un coach. Anzi, spesso chi trae più beneficio dal coaching sono persone già capaci e motivate, che sentono di avere un potenziale inespresso, o che affrontano una fase di transizione: un cambio di carriera, un obiettivo ambizioso, la necessità di sbloccare una situazione che si trascina da tempo.

Le aree in cui il coaching interviene più frequentemente sono la crescita personale, la comunicazione, la leadership, la gestione delle emozioni e degli obiettivi professionali.

Cosa serve per essere un buon coach

Un coach professionista unisce competenze tecniche (modelli, strumenti, metodologie come la Programmazione Neuro-Linguistica) a capacità relazionali profonde: ascolto attivo, empatia, capacità di porre domande potenti, assenza di giudizio. In Italia, la formazione per diventare coach richiede percorsi strutturati che uniscono teoria, pratica supervisionata ed esperienza diretta sul campo.

Domande frequenti sul coaching

No. È adatto a chi sta bene ma vuole ottenere di più da sé stesso, sviluppare una competenza specifica o affrontare consapevolmente un cambiamento importante.

Varia molto in base all’obiettivo: può trattarsi di un’esperienza formativa intensiva di pochi giorni o di un percorso individuale che si estende su mesi.

Valutando la sua formazione, l’esperienza specifica nell’area di interesse (life, business, sport) e la sintonia personale, elemento che incide molto sull’efficacia del percorso.

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